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Biografier.

KLINT, ERIK af.

1732-1812.
Före adlandet Klint, sjöofficer, ämbetsman, f. 6 okt. 1732 på Kölby, Ljungby skn, Kalmar län, d. 10 nov. 1812 på Visborgs kungsgård på Gotland. Föräldrar: häradshövdingen och lagmannen Esaias K. och Brita Maria Bubb. - K. blev 1750 kofferdibåtsman och 1755 löjtnant vid amiralitetet samt 1757 militärguvernör och informationsofficer vid den i Karlskrona året förut inrättade kadettskolan, som han kom att ägna många år av sitt bästa arbete. K. företog 1764-66 en Ostindienresa på skeppet Finland samt blev 1767 befordrad till kaptenlöjtnant och 1776 till major vid örlogsflottan. Vid sidan av sin lärartjänst provseglade K. de av Chapman nykonstruerade örlogsfartygen, samt ritade och korrigerade under konteramiral Johan Nordenanckars ledning bl.a. sjökort över Östersjön och Finska viken. Vid utbrottet av Gustav III:s ryska krig 1788 erhöll K. befälet på flaggskeppet Gustaf III med storamiralen hertig Karl ombord, en förtroendepost han behöll under hela kriget. Han deltog med utmärkelse i sjöslagen vid Hogland 1788, e
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Svenska män och kvinnor, band IV. Bonniers 1948. Sveriges sjökartor – A. Hedin.


BELLIN, JAQUES NICOLAS.

1703-72. Född i Paris, död i Versailles.
Fransk ingenjör och hydrograf. Som tjänsteman vid marinen fick han i uppdrag att rita kartor över alla kända kuststräckor. Han gick in för uppdraget med stor iver och gav 1753 ut "Neptune francais", ett kartverk över den franska kusten. 1756 följde "Hydrographie francaise" som innehöll sjökort över hela den kända världen, och 1764 utkom "Petit Atlas maritime" i 5 band. Dessutom ritade han samtliga kartor för Prevosts stora "Historie général des Voyages" och andra geografiska och historiska verk.
Bland arbeten.
Neptune francais. Hydrographie francaise. Petit Atlas maritime. Historie général des Voyages.


Nouv. biogr. gen.


Bagge, Jonas Samuel.

Född i Uddevalla 1 juli 1803, död 4 januari 1870.
fysiker. Född i Uddevalla d. 1 juli 1803. Föräldrar: rådmannen Daniel Benjamin Bagge, tillhörande en äldre gren af släktets, och Anna Charlotta von Schoultz. Promoverad filosofie doktor i Lund 1829, utnämndes B. följande året till adjunkt i fysik vid Teknologiska institutet i Stockholm. 1838 utnämndes han till lärare i praktisk mekanik vid bergsskolan i Falun, med titel af professor. År 1853 förordnades han till chef på järnkontorets mekaniska stat och företog 1855 på uppdrag af bergskollegium en resa till Frankrike för att vid den där föranstaltade industriutställningen taga kännedom om järnhandteringen i främmande länder och på samma gång göra sig underrättad om de i Frankrike befintliga undervisningsanstalter för denna industrigren. B. utgaf bl. a. Elementarkurs i fysiken, såsom förberedelse till studium af fysiska teknologien 1835. Ledamot af Vet.-akad. 1857. Död d. 4 jan. 1870. Gift 1836 med Anna Margareta Ödman.
Bland arbeten.
"Karta öfver Fahlu Stad."



Gulddistriktet Klondike - ca 1897.



Gul näckros, Nuphar luteum - Lindman, C. A. M, Bilder ur Nordens Flora 1917-26.


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STRADELLI, ERMANNO.

Ermanno Stradelli è il più importante esploratore italiano dell'Amazzonia. Nato nel 1852 a Borgotaro (Parma) in una famiglia nobile da cui eredita il titolo di conte, studia nel collegio Santa Caterina di Pisa, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di quell'ateneo e compone versi, ma ben presto si dedica per conto proprio a studi di etnologia, topografia, farmacologia e omeopatia, botanica e zoologia, fotografia, portoghese e spagnolo, tutto quanto cioè gli è necessario per realizzare il suo sogno di diventare esploratore e geografo. Nel 1879, a sue spese, si reca in Brasile, arrivando a Manaus, base delle sue spedizioni in vari punti dell'Amazzonia. Visita la regione del Vaupés una prima volta nel 1881 e di nuovo nel 1882, quando risale il Vaupés fino a Yavaraté e il Papurí fino a Piracuara. Rientra in Italia nel 1884 per terminare rapidamente gli studi universitari di diritto ed esercita per qualche tempo a Genova. Ma l'innamoramento per la selva è sempre forte: nel 1885 pubblica a Piacenza Eiara, poemetto ispirato a una leggenda indigena, e la traduzione dal portoghese del romantico poema epico indigenista La confederazione dei Tamoi, di D. J. Gonçalves Magalhães. Nel 1887 si imbarca nuovamente, stavolta per il Venezuela, con l'ambizioso proposito di individuare le sorgenti dell'Orinoco. A Caracas viene accolto dal presidente Guzmán Blanco e apprende che il francese Chaffanjon afferma di essere arrivato alla sua meta l'anno precedente. Dubitando di tale scoperta, decide di compiere comunque la traversata fino a Manaus. Nel 1890 è di nuovo nel Vaupés, spingendosi nel 1891 fino alle cascate di Yuruparí. E invia le dense relazioni intorno ai suoi viaggi, dallo stile sobrio ma incisivo, al "Bollettino della Società Geografica Italiana", che patrocina le sue ricerche. Escono così le sue opere principali: Un viaggio nell'Alto Orenoco nel 1888, Rio Branco e Dal Cucuhy a Manaos nel 1889, L'Uaupés e gli Uaupés, la Leggenda dell'Jurupary nel 1890 e Iscrizioni indigene della regione dell'Uaupés nel 1900. Nel 1893 si naturalizza brasiliano, convalida il proprio titolo di studio e prende ad esercitare l'avvocatura a Manaus. Nel 1897 compie un breve viaggio in Italia con il proposito di fondare una compagnia italo-brasiliana nel settore della gomma, ma non ha successo e ritorna subito in Amazzonia. Pubblica ancora brevi dizionari di lingue indigene, redige carte geografiche, raccoglie leggende. Ottiene già nel 1895 un incarico pubblico che esercita fino al 1923 quando va in pensione e su insistenza della famiglia pensa a rimpatriare. Gli viene però diagnosticata la lebbra e vive così gli ultimi anni in un lebbrosario presso Manaus in compagnia di mappe, manoscritti e ricordi, fino alla morte avvenuta nel 1926. Esce postuma sulla "Revista do Instituto Histórico Geográfico Brasileiro" di Rio de Janeiro, nel 1929, la sua opera più estesa, i Vocabulários portoghese-nheêngatú, monumentale raccolta di osservazioni su ogni aspetto della cultura indigena amazzonica attraverso la língua geral del gruppo tupí, utilizzata nel XIX secolo e agli inizi del XX come lingua franca e viva ancora oggi nella toponomastica e in molti termini passati allo spagnolo o portoghese locali. Stradelli era conosciuto e stimato dai nativi del Vaupés, che lo chiamavano "Il conte" e gli attribuivano persino poteri magici, forse per via degli strumenti scientifici (come il microscopio capace di ingigantire un pidocchio) e dell'apparecchiatura fotografica (purtroppo il suo tesoro di cliché si è rovinato e quelle immagini sono andate perdute). Nei suoi scritti è scrupoloso e obiettivo quanto serenamente brillante nel narrare, e soprattutto si mostra privo di pregiudizi eurocentrici e animato da un enorme rispetto per le culture indigene. Pronto a condividere esperienze con i suoi ospiti, era tra i pochissimi bianchi cui fosse permesso percorrere liberamente la zona. Guardava con preoccupazione i metodi presuntamente civilizzatori dei bianchi (militari, commercianti, evangelizzatori) e considerava una grave sventura la scomparsa dei popoli indigeni e l'annientamento del loro modo di vivere e interpretare il mondo. Nel 1883, i francescani italiani Coppi e Canioni scatenano nel Vaupés una rivolta indigena che blocca l'attività missionaria nella regione per molti anni. Profanano infatti dal pulpito della loro chiesa di Ipanoré il culto indigeno di Yuruparí, che equiparano al diavolo, e sono costretti alla fuga. Per Stradelli l'idea che quelle credenze e cerimonie tradizionali, di cui aveva già avuto notizia, fossero una sorta di religione demoniaca è un'esagerazione di Coppi, prevenuto contro tutto quanto usciva dall'orbita cristiana. Per verificare questa sua intuizione, Stradelli comincia a indagare su quel mito e ha la fortuna di poter trascrivere in italiano la versione della leggenda fornitagli in língua geral dall'amico Maximiano José Roberto, saggio capo indigeno discendente da capi Manaos e Tariana, il quale aveva ordinato criticamente gli apporti di vari altri indigeni. Da tale pregevolissimo documento etnografico e letterario esce una figura di Yuruparí antico eroe legislatore, né malefico tentatore né destinatario di preghiere o sacrifici, bensì protagonista di una saga amazzonica e maestro di costumi ritualizzati in feste collettive. Poiché il manoscritto originale è andato perduto, questo ciclo mitologico fondamentale si studia in America Latina partendo dal testo italiano di Stradelli, che è stato ripubblicato in calce al volume di Danilo Manera Yuruparí. I flauti dell'anaconda celeste
(Feltrinelli Traveller 1999.) - Se bild.

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