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Biografier.

Bordone, Benedetto.


Bordone’s atlas of islands, containing a double-page mappamundi and a large aerial view of Venice. It was previously published in 1528 and 1534 by Niccoló Zoppino and then again in 1547 by Frederico Torresano, and the original woodcuts were used for these later editions. Bordone (c. 1450-1524), a documented Paduan miniaturist, spent most of his working life in Venice, designing woodcuts as well as acting as publisher for several works, and his name has been associated with the illustration of the Hypnerotomachia Poliphili.


Sotheby's


NORMANN, F.


Norsk amatörtecknare som inte kunnat identifieras.


ROBERT DE VAUGONDY, GILLES.

1688-1766. Född och död i Paris.
Fransk geograf. Släkt med familjen Sanson. Blev tidigt inblandad i familjens kartografiska verksamhet och övertog företaget efter sin farbror Pierre Moulard Sanson. 1748 gav han ut en "Petit Atlas" i två band (203 kartor) och 1757 "Atlas Universel" med 108 kartor. Ritningen av kartorna överläts åt duktiga konstnärer som även utsmyckade dem med kartuscher. Hovet, med Madame Pompadour i spetsen, gav sitt stöd till detta. 1762 utom "Atlas portatif" innehållande 52 kartor. - Förutom atlaser gav han även ut andra geografiska verk, som "Géographie sacrée et historique de l'Ancien et du Nouveau Testament" i tre band (1742) och "Usage des globes celeste et terrestre" (1752). Robert de Vaugondy hade titeln som "Géographe ordinaire du Roi" och var medlem av "l'Académie Rle des Sciences et Belle-Lettres" i Nancy. Hans verk övertogs av sonen Didier Robert de Vaugondy (se denne).
Bland arbeten.
Petit Atlas. Atlas Universel. Atlas portatif. Géographie sacrée et historique de l'Ancien et du Nouveau Testament. Usage des globes celeste et terrestre.


Nouv. biogr. gen.



Vägvisare för XI Olympiaden i Berlin - 1936



Chicago - ca 1910.


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STRADELLI, ERMANNO.

Ermanno Stradelli è il più importante esploratore italiano dell'Amazzonia. Nato nel 1852 a Borgotaro (Parma) in una famiglia nobile da cui eredita il titolo di conte, studia nel collegio Santa Caterina di Pisa, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di quell'ateneo e compone versi, ma ben presto si dedica per conto proprio a studi di etnologia, topografia, farmacologia e omeopatia, botanica e zoologia, fotografia, portoghese e spagnolo, tutto quanto cioè gli è necessario per realizzare il suo sogno di diventare esploratore e geografo. Nel 1879, a sue spese, si reca in Brasile, arrivando a Manaus, base delle sue spedizioni in vari punti dell'Amazzonia. Visita la regione del Vaupés una prima volta nel 1881 e di nuovo nel 1882, quando risale il Vaupés fino a Yavaraté e il Papurí fino a Piracuara. Rientra in Italia nel 1884 per terminare rapidamente gli studi universitari di diritto ed esercita per qualche tempo a Genova. Ma l'innamoramento per la selva è sempre forte: nel 1885 pubblica a Piacenza Eiara, poemetto ispirato a una leggenda indigena, e la traduzione dal portoghese del romantico poema epico indigenista La confederazione dei Tamoi, di D. J. Gonçalves Magalhães. Nel 1887 si imbarca nuovamente, stavolta per il Venezuela, con l'ambizioso proposito di individuare le sorgenti dell'Orinoco. A Caracas viene accolto dal presidente Guzmán Blanco e apprende che il francese Chaffanjon afferma di essere arrivato alla sua meta l'anno precedente. Dubitando di tale scoperta, decide di compiere comunque la traversata fino a Manaus. Nel 1890 è di nuovo nel Vaupés, spingendosi nel 1891 fino alle cascate di Yuruparí. E invia le dense relazioni intorno ai suoi viaggi, dallo stile sobrio ma incisivo, al "Bollettino della Società Geografica Italiana", che patrocina le sue ricerche. Escono così le sue opere principali: Un viaggio nell'Alto Orenoco nel 1888, Rio Branco e Dal Cucuhy a Manaos nel 1889, L'Uaupés e gli Uaupés, la Leggenda dell'Jurupary nel 1890 e Iscrizioni indigene della regione dell'Uaupés nel 1900. Nel 1893 si naturalizza brasiliano, convalida il proprio titolo di studio e prende ad esercitare l'avvocatura a Manaus. Nel 1897 compie un breve viaggio in Italia con il proposito di fondare una compagnia italo-brasiliana nel settore della gomma, ma non ha successo e ritorna subito in Amazzonia. Pubblica ancora brevi dizionari di lingue indigene, redige carte geografiche, raccoglie leggende. Ottiene già nel 1895 un incarico pubblico che esercita fino al 1923 quando va in pensione e su insistenza della famiglia pensa a rimpatriare. Gli viene però diagnosticata la lebbra e vive così gli ultimi anni in un lebbrosario presso Manaus in compagnia di mappe, manoscritti e ricordi, fino alla morte avvenuta nel 1926. Esce postuma sulla "Revista do Instituto Histórico Geográfico Brasileiro" di Rio de Janeiro, nel 1929, la sua opera più estesa, i Vocabulários portoghese-nheêngatú, monumentale raccolta di osservazioni su ogni aspetto della cultura indigena amazzonica attraverso la língua geral del gruppo tupí, utilizzata nel XIX secolo e agli inizi del XX come lingua franca e viva ancora oggi nella toponomastica e in molti termini passati allo spagnolo o portoghese locali. Stradelli era conosciuto e stimato dai nativi del Vaupés, che lo chiamavano "Il conte" e gli attribuivano persino poteri magici, forse per via degli strumenti scientifici (come il microscopio capace di ingigantire un pidocchio) e dell'apparecchiatura fotografica (purtroppo il suo tesoro di cliché si è rovinato e quelle immagini sono andate perdute). Nei suoi scritti è scrupoloso e obiettivo quanto serenamente brillante nel narrare, e soprattutto si mostra privo di pregiudizi eurocentrici e animato da un enorme rispetto per le culture indigene. Pronto a condividere esperienze con i suoi ospiti, era tra i pochissimi bianchi cui fosse permesso percorrere liberamente la zona. Guardava con preoccupazione i metodi presuntamente civilizzatori dei bianchi (militari, commercianti, evangelizzatori) e considerava una grave sventura la scomparsa dei popoli indigeni e l'annientamento del loro modo di vivere e interpretare il mondo. Nel 1883, i francescani italiani Coppi e Canioni scatenano nel Vaupés una rivolta indigena che blocca l'attività missionaria nella regione per molti anni. Profanano infatti dal pulpito della loro chiesa di Ipanoré il culto indigeno di Yuruparí, che equiparano al diavolo, e sono costretti alla fuga. Per Stradelli l'idea che quelle credenze e cerimonie tradizionali, di cui aveva già avuto notizia, fossero una sorta di religione demoniaca è un'esagerazione di Coppi, prevenuto contro tutto quanto usciva dall'orbita cristiana. Per verificare questa sua intuizione, Stradelli comincia a indagare su quel mito e ha la fortuna di poter trascrivere in italiano la versione della leggenda fornitagli in língua geral dall'amico Maximiano José Roberto, saggio capo indigeno discendente da capi Manaos e Tariana, il quale aveva ordinato criticamente gli apporti di vari altri indigeni. Da tale pregevolissimo documento etnografico e letterario esce una figura di Yuruparí antico eroe legislatore, né malefico tentatore né destinatario di preghiere o sacrifici, bensì protagonista di una saga amazzonica e maestro di costumi ritualizzati in feste collettive. Poiché il manoscritto originale è andato perduto, questo ciclo mitologico fondamentale si studia in America Latina partendo dal testo italiano di Stradelli, che è stato ripubblicato in calce al volume di Danilo Manera Yuruparí. I flauti dell'anaconda celeste
(Feltrinelli Traveller 1999.) - Se bild.

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